Villa Radaelli

Villa storica del Comune di Bussero


Descrizione

Villa Radaelli fu costruita nella prima metà del Seicento all’estremità nord orientale dell’antico borgo di Bussero, caratterizzando fortemente la morfologia del settore in cui fu inserita: è questa nobile dimora a modellare il versante meridionale e quello orientale della piazza grande (ora piazza Cavour) sulla quale si aprono la cancellata che immette al giardino, la via Al Naviglio e la via S. Francesco.

La villa ricopriva un ruolo urbanistico di primaria importanza nel borgo, la stessa planimetria a U testimonia in modo evidente lo stretto rapporto del complesso con le campagne circostanti, per le quali rappresentava il centro direzionale dell’azienda agricola.

La prima attestazione certa del complesso di cui fa parte villa Radaelli risale al 1721, anno in cui compare come proprietà di Francesco Tieffen nella mappa di Carlo VI. A quella data il complesso risultava composto da una “casa di propria abitazione”, giardino, oratorio e rustici dotati di “torchio da vino”, oltre che da una serie di orti. Da un documento del 1854 risulta che all’epoca il complesso comprendeva anche una “casa di villeggiatura” con tre saloni al piano terra e altrettanti al piano nobile, direttamente collegati ad ambienti minori. La parte signorile era dotata di rimessa, arsenale, scuderie con fienile, granaio e due cantine, per un totale di 50 vani. Accanto alla residenza nobiliare e direttamente collegata ad essa vi era la corte rustica, costituita da 8 vani al piano terreno e 12 a quello superiore, organizzati attorno e due portici. Facevano parte del complesso anche due stalle, il giardino che si estendeva verso il borgo e un brolo che bilanciava il complesso verso la campagna. E’ segnalato un ulteriore fabbricato rustico costituito da 9 vani al piano terreno e altrettanti ai piani superiori, da un portico in due fornici e da una stalla.

La residenza signorile presenta planimetria riconducibile ad una U aperta verso la campagna con oratorio privato intitolato a S. Francesco, addossato a settentrione; il giardino, anch’esso privato, separa le corti dei rustici annessi alla villa. La parte signorile è impostata su un asse di simmetria che ordina sul suo percorso l’ingresso dalla piazza, il giardino, il corpo principale della residenza e la corte d’onore separata dalla campagna da una monumentale cancellata. Anomali risultano sia l’asse di simmetria con direzione Sud-Ovest/Nord-Est, condizionato dall’andamento di via S. Francesco (precedente all’insediamento della villa), sia lo schema planivolumetrico, nel suo volgersi verso la campagna anziché verso il centro abitato. Inusuale è la conformazione del portico (due fornici sorretti da un pilastro con archi a tutto sesto) che si raccorda con la grande arcata dell’androne di accesso alla corte d’onore dalla via S. Francesco. Tale struttura si presenta simmetricamente sul versante opposto della corte d’onore, raccordandola con l’androne che immette nella corte rustica. Questi due androni segnano l’innesto con le basse ali di servizio, il cui profilo si incurva a delimitare la corte d’onore, che viene così caratterizzata da andamenti lineari, concavi e convessi di chiara impronta barocca, inusuali nel Milanese. Meno interessante appare la facciata sul giardino, organizzata su un unico piano di profondità e unicamente scandita dal ritmo delle aperture e dal balconcino centrale in ferro battuto con le possibili iniziali del fondatore. L’aspetto di estrema austerità della facciata, poco consona ad un edificio barocco, è forse riferibile alla perdita delle cornici che probabilmente ingentilivano le aperture. Inconsueta è la scelta di una tipologia strutturale a corpo semplice che esclude l’inserimento del portico; elemento qualificante è lo scalone centrale, sovradimensionato rispetto alla cubatura della villa, dotato di doppio accesso: dall’androne d’ingresso e da una sala passante dal giardino; tale scalone sale in due rampe protette da una balaustra in marmo traforato.

La distribuzione interna dei locali al piano terra del corpo trasversale è caratterizzata da una serie di saloni che si succedono in linea, uno dopo l’altro. Le decorazioni di questi saloni mantengono gli originali cassettoni con sottostanti fasce decorative; a volte tali decorazioni scendono lungo le pareti per incorniciare le porte con ricchi fastigi aperti da loculi con scorci paesaggistici. All’estremità meridionale si trovano le cucine divise in due vani da una doppia arcata. Il piano nobile riprende le caratteristiche distributive del piano sottostante; è stato recentemente trasformato per adeguarlo alle nuove esigenze determinate dalla conversione d’uso. Nell’ala meridionale della villa sono conservate tuttora le scuderie, caratterizzate da travature lignee di raffinato disegno. Adiacenti verso mezzogiorno vi erano i rustici, ora trasformati, da cui si accede alla cantina che riprende, a livello tipologico e strutturale, gli elementi caratteristici della maggior parte delle cantine locali, come quella di villa Casnati. Il complesso è quasi nascosto dal giardino, una barriera verde che lo isola dal borgo. Originariamente tale giardino era strutturato all’italiana, ma ora presenta struttura all’inglese per una trasformazione avvenuta nel periodo in cui il Balzaretto era presente a Bussero. Dell’originario impianto resta la recinzione delimitata da due pilastri fasciati con cimasa ondulata su cui si allungano due figure muliebri (delle quali solo una è presente ad oggi). I pilastri sorreggono una bellissima cancellata in ferro battuto di disegno barocco.

Addossato all’ala settentrionale di villa Radaelli si trova l’oratorio privato di S. Francesco, che volge la facciata verso il centro abitato sull’omonima via, requisito importante per ottenere la concessione edilizia dalla Curia, dal momento che il suo uso doveva essere allargato a tutta la popolazione e non solo alla famiglia. La cappella gentilizia era spesso presente nelle ville barocche ed era progettata con l’intero complesso. La storiografia identifica l’oratorio con la medioevale chiesa intitolata a S. Pietro, già citata da Goffredo da Bussero. L’oratorio presenta una struttura barocca: l’impianto planimetrico si organizza su un’aula a pianta ottagonale su cui si innesta un piccolo presbiterio a pianta quadrata coperto da una volta a crociera e illuminato da tre finestroni. Ogni spigolo è caratterizzato da fasci di lesene, che salgono a caratterizzare anche la volta, fino al medaglione centrale. Aula e presbiterio sono separati da un gradino e da una raffinata balaustra in marmi policromi. Di pregevole fattura è la pala d’altare appartenente alla Scuola del Sassoferrato e conservata nella chiesa parrocchiale: rappresenta una Sacra Famiglia con S. Francesco.

La facciata è semplice nel disegno e gli elementi qualificanti (portale, rilievo e oculo) appaiono concatenati in un ritmo ascensionale riassorbito dal timpano centrale. Il rilievo sopra la porta rappresenta una riproduzione in marmo della Madonna con Bambino. L’oratorio presenta anche un piccolo campanile in cima al quale si trova un piccolo sacro in bronzo.

L’attribuzione storica risale al XVIII secolo sia per le caratteristiche strutturali che decorative. Nel 1884 la chiesetta smise di essere adibita a culto per sentenza del Tribunale di Milano e col passare degli anni fu trascurata e usata come deposito di generi agricoli e granaio. Fu benedetta di nuovo e nuovamente predisposta al culto nel 1935 per l’interessamento dell’allora novello coadiutore Sac. Don G. Carugo; durante la cerimonia di benedizione della chiesa il celebrante impartì la benedizione ai partecipanti con la reliquia di S. Francesco.

Attualmente il complesso è di proprietà dell’amministrazione comunale che ha destinato alcune sale all’Associazione anziani di Bussero. È inoltre possibile prenotare le sale Cucinone, Granaio e Carrozze per eventi e feste.

Modalità di accesso

Si accede alla Villa Radaelli dall'ingresso di Via San Francesco 4

Indirizzo

Via San Francesco, 4, 20041

Contatti

Ultimo aggiornamento: 05/03/2025, 20:49

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